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Il mare risorsa esauribile da tutelare
a cura del Dott.Sergio Marino - ARPA Sicilia

L’emanazione della Direttiva Comunitaria 2000/60/CE Water Framework Directive (WFD) ha ribadito i concetti di utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali che deve essere fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, della riduzione, soprattutto alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio “chi inquina paga" introducendo sostanziali elementi di innovazione per quanto riguarda gli aspetti di tutela nell’ambito di un quadro generale di protezione e prevenzione della risorsa acqua e per quanto concerne gli aspetti economico-gestionali ed amministrativi della stessa.
In Italia, il D.Lgs. 152/2006 recepisce in tutto la Direttiva 2000/60/CE e, come la WFD, prescrive l’obbligo di elaborare e attuare programmi di monitoraggio per valutare lo stato ecologico e lo stato chimico dei corpi d’acqua, per definire una visione coerente e globale dello stato delle acque individuando specifici obiettivi di qualità dei corpi idrici da raggiungere in due nel 2008 e nel 2015.
Per rispondere a quanto previsto dal D.lgs. 152/06 la Regione Siciliana per lo svolgimento dei propri compiti, attribuiti dalla legge può avvalersi delle funzioni e dei servizi di ARPA Sicilia che, come previsto dai propri obiettivi istituzionali, già dal 2008 effettua lungo le coste siciliane indagini ambientali utili alla definizione dello stato ecologico dell’ambiente marino costiero. Tale attività viene svolta in stretto raccordo con gli Enti Istituzionali preposti attraverso i tavoli tecnici regionali sulle acque.
L’Agenzia attua annualmente il Programma di monitoraggio definito dal Ministero dell’Ambiente per il controllo dell’ambiente marino-costiero costituendo una importante banca dati utilizzati dalla Regione Siciliana per l’elaborazione dei Piani di settore oltre che per la trasmissione periodica al Sistema Difesa Mare (Si.Di.Mar.). L’Agenzia, inoltre, partecipa a progetti di iniziativa comunitaria a rilevanza europea anche nel monitoraggio delle invasioni biologiche animali e vegetali di organismi non indigeni (NIS) legate sia alla introduzione volontaria (acquicoltura, acquariologia ed importazione per altri scopi di organismi vivi) sia all’introduzione involontaria (ship ballast waters, fouling ed altri biocarriers). Questo fenomeno, amplificato dal cambiamento climatico, ha rilevanza planetaria e molte organizzazioni Internazionali partecipano a quella che è oggi identificata come la lotta alla minaccia delle specie aliene. Infatti, le specie non indigene interagiscono con l’attività di pesca attraverso differenti tipi di impatto e più precisamente: competendo con specie commerciali, modificando habitat ed ecosistemi, turbando ed allarmando il mercato essendo vettori di patologie e parossitosi ed interagendo con l’attività e gli attrezzi da pesca tradizionali
Questi impatti sono diventati rilevanti anche in Sicilia per quanto riguarda l’insediamento localmente massivo, delle alghe non indigene delle specie Caulerpa racemosa e Caulerpa taxifolia. La caratteristica invasiva di queste alghe alloctone, ormai segnalate in tutto il Mediterraneo, costituisce una minaccia per particolari ecosistemi marini, come le praterie di Posidonia oceanica, importanti per la riproduzione di molte specie ittiche di particolare rilevanza per la pesca artigianale.
Le interazioni tra queste due specie e la pesca sono da ricercarsi sia nel fatto che alcuni mesi l’anno la crescita di queste alghe impatta con la pesca artigianale, soprattutto per quanto riguarda le reti da posta rimanendone ammagliata e rendendo difficoltoso sia il salpamento che la pulizia delle reti che, peraltro, in relazione alla biologia riproduttiva delle Caulerpe, che si propagano anche per la disseminazione di frammenti, porta ad un ampliamento del fenomeno.
Si è reso pertanto opportuno avviare un monitoraggio sulla diffusione delle Caulerpe non indigene nei mari siciliani che, oggetto di un’apposita convenzione tra il Dipartimento Pesca e ARPA Sicilia in collaborazione con CNR e ICRAM, consiste in una attività di ricerca mirata a definire i fattori che ne influenzano la crescita e la diffusione per identificare le strategie, se non di eliminazione, almeno di contenimento e mitigazione del fenomeno propedeutiche alla regolamentazione delle attività di pesca affinché il patrimonio ittico regionale sia tutelato dal depauperamento e per far fronte alle emergenze ambientali rilevate.

Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari | Dipartimento degli interventi per la pesca

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