Mediterraneus...un mare in mezzo alle terre
a cura del Prof.Antonio Manganaro
L’acqua è vita. Due terzi della superficie terrestre sono ricoperti dall’acqua. Noi siamo composti per più del 70% di acqua. Nell’antica Grecia, Talete, diceva che “l’acqua è la sostanza originale di cui tutto è fatto”. Leonardo da Vinci, nel Rinascimento, ha chiamato l’acqua “l’estensione e il liquido nutriente di tutti i corpi viventi” e Paracelso diceva che l’acqua è “la matrice del mondo e di tutte le sue creature”. Il Mar Mediterraneo, di tutta quest’acqua rappresenta solamente l’ 1% ma è stato culla di civiltà e storia.
Dopo questa premessa poniamo la nostra attenzione brevemente proprio su questo mare sul quale viviamo, partendo da sei milioni e mezzo di anni fa ….
Proprio 6,5 milioni di anni fa il Mar Mediterraneo scomparve, improvvisamente si prosciugò. Sul fondo giacevano soltanto una serie di laghi salati. Circa 5 milioni di anni fa, faglie profonde ruppero la congiunzione tra Marocco e Gibilterra, la terra sprofondò e l’Atlantico fluì attraverso l’istmo. L’acqua proruppe da queste cascate con una portata di circa 160 km3 al giorno. In un secolo circa l’intero bacino fu riempito d’acqua. Pochi mari, o qualche altro elemento a grande scala della faccia della terra, possono avere avuto una nascita così drammatica e veloce come l’attuale Mar Mediterraneo. Oggi, sull’antico mare tanto ricco di storia, è necessario più che mai un profondo ripensamento del rapporto tra uomo ed ambiente, affinché non si realizzi la massima di Chateaubriand “Ogni popolo viene preceduto dalla foresta e seguito dal deserto”.
Il termine Mediterraneo deriva dalla parola latina Mediterraneus, che significa in mezzo alle terre. Oggi il mar Mediterraneo è un mare semichiuso, la cui superficie approssimativa è di 2,51 milioni di km2 con una larghezza di circa 3700 km. Le correnti superficiali mediterranee originano tutte dall'afflusso di acqua atlantica e seguono in prevalenza degli andamenti di tipo ciclonico, cioè antiorario. L'acqua atlantica, più fredda ma meno salata(36‰), quindi meno pesante, entra nel Mediterraneo in superficie, dopo aver lambito le coste del Marocco. Dalle analisi degli oceanografi pare che una goccia d'acqua entrata dallo stretto di Gibilterra impieghi circa 150 anni per compiere tutto il "giro" e riuscire, profondamente modificata nella composizione, nell’Oceano Atlantico. Queste caratteristiche fisiche hanno influenzato il carattere della fauna e della flora che in esso vivono. Come sappiamo quasi nessun organismo sopravvisse al prosciugamento. Di conseguenza, gli organismi che hanno colonizzato il bacino sono tutti di provenienza atlantica. Oggi, esattamente come nell’oceano ad ovest di Gibilterra, le triglie dragano il sedimento, le razze si mimetizzano nella sabbia, aragoste e granchi si arrampicano sui massi e i polpi si appostano nelle cavità; a caccia, nella massa d’acqua soprastante nuotano tonni, squali e calamari.
Al centro del Mediterraneo è posizionata la più grande delle isole: la Sicilia che proprio per questa sua posizione strategica rappresenta la “centralità” di tutti i fattori positivi e negativi che si riscontrano in questo ambiente.
Se si volesse focalizzare la lista sulle problematiche di questo ecosistema certamente la nostra Regione ne rappresenterebbe la scelta migliore. Presenza di contaminanti, inquinamento da petrolio, inquinamento microbico, scarichi fognari, radionuclidi, industria della pesca, biodiversità, cambiamenti climatici, erosione costiera, rappresenterebbero argomenti sui quali fermare a lungo la nostra attenzione. E proprio per questa sua “centralità”, per i suoi 1000km di coste, per un reale impatto antropico troppo spesso sottovalutato o peggio misconosciuto, che le “realtà” siciliane, si sono col tempo incancrenite. Se solo si analizza il sovra sfruttamento delle risorse alieutiche, negli ultimi 30 anni ci si accorge che, malgrado una rilevantissima quantità di “interventi” non si è riusciti a, quantomeno, bloccare questa curva ascendente ed oggi ci ritroviamo in questa situazione di overfishing quasi disperata. Fermi cosiddetti “biologici”, consorzi di cosiddetto “ripopolamento”, pesca del “novellame di sarda”, mancata regolamentazione della pesca dilettantistica, pesca di frodo, massi antistrascico buttati a “casaccio”e, non escluso, l’inquinamento marino, hanno determinato una situazione catastrofica che, parafrasando il messaggio dei baci “è oggi più di ieri e meno di domani”. Ritengo tuttavia, che siamo ancora in tempo per rimediare ai danni che tutti, ognuno per la sua parte, abbiamo determinato. Come diceva un vecchio Ministro dell’ambiente “Non di rado nella storia avviene questo che cecità mentale e sordità morale durino secoli. Le parole per quanto siano pietre, non bastano a smuovere situazioni cristallizzate ed a rompere incrostazioni che il tempo ha reso granitiche. Ma i fatti sono macigni e quando sono i fatti a muoversi, ottengono il risultato. Dov’era l’ombra, d’un tratto v’è luce; e tutti, in un soprassalto di consapevolezza, sanno quel che c’è da sapere e vogliono quel che c’è da volere”. Passiamo ai FATTI.